Le librerie possono trovare nuovi clienti sui social e online: non si è esaurita la “fame” di consigli

Il 23 aprile è la Giornata mondiale del libro. E chiunque, almeno una volta durante questa settimana, dovrebbe prendere in mano un volume oppure acquistarne uno. Meglio se dalla libreria di quartiere che, inutile negarlo, sta subendo grosse perdite da queste settimane di emergenza coronavirus. Non ci sono più i clienti occasionali: quelli che entrano e comprano d’impulso o per noia, girando fra gli scaffali e lasciandosi affascinare da una copertina o dalla classifica. Ma – e c’è sempre un ma – si può cercare di non perdere quelli abituali e, anzi, provare a trovarne di nuovi garantendo quello per cui i librai sono noti in tutto il mondo: i preziosi consigli.

Si possono dare anche online, mentre l’editoria crolla. E si possono consegnare i libri a domicilio, facendo capire (attraverso i social, su un proprio sito) quali sono quelli imperdibili. In mesi in cui sono stati azzerati i lanci editoriali, le presentazioni, i festival, le fiere, c’è voglia di cultura. E mai come quando si avvicina la Giornata mondiale (un pretesto, d’accordo, ma è “buono”) si riaccende la passione per i libri.

I numeri, in generale, non sono incoraggianti: nella prima settimana di chiusura da lockdown le librerie hanno perso il 35% e i dati successivi rischiano di essere addirittura peggiori. Si salva chi resiste, chi riesce a reinventarsi, a creare (ad esempio) club del libro virtuali, a consigliare quel volume per quel bimbo a cui mancano i giorni a scuola, a quella ragazzina che sta sempre davanti al tablet, al manager stufo dello smart working.

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